NEL BAGNO DI SERVIZIO

NEL BAGNO DI SERVIZIO

Non ci vediamo da qualche settimana, è mattina, non mi senti arrivare e sono sicuro che sei sola.

Entro dalla porta di servizio nel retro, pochi passi felpati e sono in cucina, sento dei rumori e mi appiattisco dietro una porta, ti ascolto, canticchi in bagno, armeggi con una bacinella colma di biancheria, ti scorgo, spio, stai caricando la lavatrice.

Mi avvicino e t'afferro da dietro, stringendoti una mano sulla bocca con mossa fulminea.

Mugoli impietrita, terrorizzata cerchi di divincolarti e di darmi calci.

"Shhh... sono io..."  e mollo la presa.

"Dio santo! Mi hai fatto prendere un infarto! Che ti salta in mente? Non farlo mai più! Mai! Ma... ma... che ci fai qui... che sorpresa amore... non mi hai avvisata, ti ho pensato tanto in questi giorni, sai?"

"Sono scappato via con un permesso dal lavoro, lo sai che non resisto lontano da te, e non resistevo... non ce la faccio... ti voglio, ora, subito..."

Noto il cambiamento nei tuoi occhi, passati in pochi attimi dal terrore di subire un'aggressione alla tenera dolcezza del tuo solito sguardo, fino alla sottile malizia che esprimi ora che stai sentendo le mie parole.

Il chiaro sorriso, la lieve inclinazione delle palpebre, l'impercettibile movimento delle gambe. Sì, ti conosco bene, anche tu mi vuoi, ne sono sicuro, anche tu mi hai desiderato in questi giorni, me lo hai confermato con i messaggi, con le lunghe chiacchierate al telefono che non ci siamo certo risparmiati, con gli ammiccamenti ad ogni mia azione sui social network.

E quelle foto che mi mandi ogni tanto... ohh... che desiderio di te! Ora la mia sorpresa ti ha sconvolto, e il mio scopo è proprio questo, sconvolgere la tua tranquilla mattinata di faccende, prenderti, farti mia, e farlo in un modo che ricorderai a lungo.

"Amore mi vuoi anche tu? Mi vuoi almeno quanto ti voglio io? Sai che non farei mai qualcosa che non voglia tu stessa..."

"Me lo chiedi ancora? Per me sei... sei sempre il desiderio più grande, prendimi, sono tua, fammi quello che vuoi!"

Quelle tue parole mi hanno convinto, mi hai acceso, mi hai dato il via definitivo, quello che volevo. Fai per muoverti, accenni a dire:

"Andiamo di là? In camera?"

"Noo! Facciamo come dico io, non ci muoviamo da qui, farai tutto quello che ti dico? Bada che se accetti... oggi voglio giocare un po'... non puoi tirarti indietro"

Sottolineo queste ultime parole con un'espressione seria, una voce bassa e ferma, e stringendo un pugno come a voler strozzare l'aria. Mi guardi con espressione indagatrice, e un piccolo verso ti esce dalla bocca:

"Ahummm.. interessante... sì voglio seguirti in ogni gioco ora, non mi tirerò indietro, ti voglio tanto, ma cos'hai in mente? E poi... qui in lavanderia?"

"Niente domande! Ora devi solo lasciar fare a me"

In quella le prendo le mani e gliele porto dietro la schiena, faccio combaciare gli avambracci e mi guardo intorno, la cesta della biancheria mi attira per un accappatoio appoggiato in cima alle cose da lavare, sfilo rapido la cintura di spugna, ha una bella consistenza e la lunghezza adatta.

L'avvolgo intorno ai tuoi polsi, stringo per bene, immobilizzo anche le braccia e i gomiti, avanza ancora un pezzo, tiro bene e l'assicuro al termobagno: sembra fatto apposta con tutti quei tubi orizzontali a diverse altezze... ti guardo ora, in piedi così sei in mio potere, non puoi muoverti e la tua postura è fiera, il busto dritto e il seno in bella vista a causa della legatura che ho improvvisato.

Indossi un paio di leggings neri e una maglietta fina, semplice tenuta da faccende casalinghe e.… non indossi il reggiseno, si vedono benissimo i tuoi capezzoli eretti, durissimi, possibile che la situazione ti sta già eccitando?

Direi di sì, mi avvicino e te li afferro entrambi attraverso il tessuto sottile, li stringo con impeto tra le dita, apri la bocca in una smorfia di dolore che ti blocca il respiro. Non mollo la presa, anzi stringo più forte e torco la tua carne come a voler spezzare un boccone di pane da una pagnotta.

"Ahhhiii... aaaaashh... affffh!..."

Mollo la presa e ti guardo negli occhi, ti scappa una lacrima mentre cominci ad ansimare, non protesti oltre, sai che è solo l'inizio e vuoi mostrarti forte, coraggiosa, spavalda.

Mi piaci così, ti prendo la faccia tra le mani e ti bacio, la mia lingua si fa strada facilmente e incontra la tua, insieme danzano e si intrecciano, si cercano, affondano rapide nella bocca dell'altro, accendono un'eccitazione lampeggiante di fuoco e desiderio.

Sposto le mani a cercare la base del collo, la nuca, le mie dita si insinuano tra i tuoi capelli, massaggio delicatamente tra le radici fitte, so quanto ti piace e infatti mugoli per la dolce sensazione.

Ti tiro su la maglietta, il tuo seno è ben fermo ed esposto, mi fa impazzire e lo stringo subito con le mani a coppa, assaggio i capezzoli con rapidi colpi di lingua, mmm... gemi, mi guardo ancora intorno e prendo un cestino dalla mensola: mollette da bucato.

Ne scelgo due in plastica colorata, rosse per la precisione, ne saggio la forza, le osservo e le passo sotto i tuoi occhi, cerchi di fare l'indifferente, ma sai che non sarà una passeggiata.

Le faccio scattare vicino alle tue orecchie, il rumore ti fa trasecolare, prendo un capezzolo, lo tiro, posiziono la prima molletta giusto lì, lo scatto è attutito dalla tua carne e tu stringi gli occhi per il lampo di dolore, ma non fiati, non ti esprimi, sei convinta di poter sopportare.

L'altro capezzolo subisce la stessa sorte e ora sì che ti lamenti, piagnucoli a bocca chiusa, gli occhi ridotti a una fessura sottile si riempiono di lacrime. Ti guardo e non so come riesco a farti questo, ma non sono io in questo momento, sono solo quella parte di me che vuole spingersi oltre, a trovare i miei e i tuoi limiti, a sperimentare nuove e più eccitanti esperienze.

In effetti sono molto eccitato da quello che vedo: il tuo seno bianchissimo intrappolato in quelle piccole malefiche morse rosse, il petto che fa su e giù al ritmo del tuo respiro, il tuo sguardo ora implorante e ora rivolto verso l'alto o perso nel vuoto, come a cercare una ragione, un appiglio, una luce.

E una luce accecante penetra in effetti dalla finestra di lato, in contrasto con la stanza tutto sommato piccola, e rende la scena vagamente sinistra e inquietante.

Mi avvicino, annuso nuovamente il tuo collo e vi deposito piccoli baci, colpisco però con le dita le mollette provocandoti smorfie di dolore.

Ti abbraccio e ti accarezzo i fianchi e i glutei fasciati dai leggings, rifletto, cosa attrae il mio sguardo ora?

Un paio di forbici da sarta fanno capolino da un cestino da lavoro, le prendo, le apro e chiudo ascoltando il lieve stridore delle lame robuste, ripeto la mossa avvicinandole al tuo volto, mi guardi spaventata, le appoggio al collo, fredde come il ghiaccio, le faccio scivolare tra i seni, smetti di respirare quando la punta graffia leggermente la pelle.

Ora è proprio terrore quello che leggo sul tuo volto, non vuoi contrariarmi, non dici nulla, sudi e riprendi a respirare solo quando le forbici si spostano più in basso.

Punto decisamente al tuo monte di venere, affondo le forbici con decisione e taglio.

Taglio la stoffa dei leggings aprendo uno squarcio proprio lì, asporto un bel pezzo tondeggiante e con due tagli netti ti libero anche delle mutandine sottostanti.

I tuoi peli nerissimi fanno capolino dall'apertura e io ci affondo subito una mano, con modi rudi esploro la tua intimità, passo le dita nella fessura, sei bagnata fradicia! Il tuo corpo urla dolore, ma il tuo sesso tradisce l'evidente piacere che stai provando, segno che sono sulla strada giusta per farti gustare cose che neanche immaginavi di poter apprezzare così tanto.

E la mia erezione prepotente è un chiaro segnale che anch'io sono travolto, estasiato da queste pratiche. Mi libero dai vestiti, ti bacio ancora, senti il calore del mio corpo che si avvicina, ma le mollette sono sempre lì, a ricordarti che ogni contatto si trasforma in dolore e anzi quel dolore sta divampando prepotente, si sta impossessando del tuo cervello, ti sta facendo impazzire.

Forse è troppo penso fra me, ti libero da quella tortura, così innocente ma così semplicemente... efficace.

Butto via le mollette e tu urli silenziosamente, il sangue che circola ora nei capezzoli infiamma nuovo dolore, brucia ogni cellula, sembra una moltitudine di spilli che trafiggono la carne e ne fanno poltiglia.

Mi guardi speranzosa, desiderosa di avere ora forse un po' di puro e semplice piacere, ammiri il mio membro che ora ti sfiora le gambe, ora ti preme sul ventre, ora svetta lontano da te.

Prendo un asciugamano, medio, di spugna. Ricordo un gioco che facevo da ragazzo quando le sfide tra amici prendevano la forma di veri duelli. Usavamo una frusta costruita proprio con un semplice telo. Si piega in due seguendo una diagonale e poi si arrotola partendo da uno dei lati più piccoli.

Si forma una spirale che rende l'involto più grosso e moderatamente rigido da un lato e più sottile e flessibile dall'altra estremità. Lo realizzo e lo provo, ricordo come farlo schioccare e il rumore secco che sento nell'aria è un piacere per le orecchie, meno per la parte eventualmente colpita.

Il tuo sguardo si fa nuovamente implorante e pauroso. Un paio di prove, colpisco alcune bottigliette di shampoo facendole schizzare lontano, uhm...  ho ancora una discreta mira!

Ti squadro dalla testa ai piedi e non ti dò il tempo di pensare, dirigo un colpo verso la tua coscia destra, sstahh!

Il tuo grido arriva con un attimo di ritardo, è l'effetto della frustata inattesa, il dolore feroce che ti assale e che non vuole saperne di cessare.

Un altro colpo morde la tua coscia sinistra, stachh!

Mugoli e ti contorci, stringi le gambe e tiri la corda che ti lega, stringi le spalle e fai passare rapido il respiro tra i denti stretti.

Nel movimento mi offri nuovi bersagli, i fianchi e i glutei prendono la loro dose di frustate rapidissime. Sstah.. sstah.. stàch... soffri e ti disperi decisamente ora, alcune lacrime rigano il tuo volto, mi avvicino e mi abbasso fino a toglierti i pantaloni ridotti a brandelli, scopro i segni rossi dei colpi subiti, li accarezzo risvegliando il bruciore e facendoti sussultare, ti metto un braccio sotto un ginocchio e ti sollevo la gamba in alto, fino al massimo limite possibile.

Il tuo sesso così si apre, si espone voglioso e bagnato, come una rosa ricoperta di rugiada. La posizione è chiara e la mia asta conosce la strada, un leggero piegamento e mi posiziono all'entrata, calda, accogliente, spingo dentro la punta, poi tutto il resto in un colpo solo.

Ancora ti manca il respiro, immagino il turbine di sensazioni, dolore, sorpresa, piacere per la calda intrusione, poi ancora bruciore alle gambe e ai seni così stimolati, torturati, violati.

E un miscuglio di tutto quanto insieme, ora che mi sto muovendo, ora che ti senti dilatata in questa scomoda posizione, ti appoggi come puoi alla corda e alla schiena e abbassi la testa a cercare il mio petto.

Sono dentro di te amore, sto godendo di ogni spasmo, di ogni tuo respiro, di ogni tuo gemito. Stringo tra le mani il tuo didietro, indovino i segni rossi che ti ho lasciato e sento che stringi la vagina sul mio membro ad ogni carezza.

Accelero il movimento e mi sincronizzo ai tuoi respiri, sento l'orgasmo montare, il calore spandersi, ti voglio e voglio che godi con me, ti abbraccio e cerco le tue labbra, ti bacio a bocca aperta e continuo con le mie poderose spinte, ti stringo a me per sorreggerti, e urlo finalmente il mio piacere... e tu urli con me, mentre il liquido caldo ti invade mischiandosi ai tuoi umori e al fuoco dell'inferno che ci avvolge in questo momento magico.

Mentre ti slego e ti sostengo quasi ti accasci tra le mie braccia, sfinita, e mi sussurri queste poche semplici parole:

"Sono pazza, pazza di te, di quello che mi fai, di come mi fai godere, di come sai prendermi... meravigliosamente, non lo credevo possibile... ti amo".