Sono diversi giorni che ci troviamo, è una di quelle chat room completamente anonime, ci si registra e si conversa con le persone che sono in linea in quel momento. Una foto e un nick nascondono storie di solitudine, oppure individui senza scrupoli alla ricerca di avventure facili. Io sono Giulia, 45 anni, e non appartengo a queste 2 categorie. Mi piace soltanto passare un pò di tempo tra chiacchiere inutili e proposte improbabili, riflettendo spesso sulla varietà del genere umano. In effetti alcune persone mi mettono di buonumore, altre mi fanno ridere, mentre altre ancora mi annoiano con frasi ovvie o storie di ordinaria quotidianità. Non mi sono mai sposata, e per questo ho molto tempo libero. Lui si chiama David, 42 anni. Naturalmente non ho alcuna certezza sul suo vero nome e sul suo aspetto reale, so solo che ha una foto che sembra d'altri tempi. Aspetto austero e pensieroso, capelli corti e ben pettinati, camicia candida di taglio impeccabile. I suoi lineamenti nobili fanno il paio con i suoi modi gentili, e il suo modo di parlare è colto, misurato, piacevole. Preciso nel collegarsi ogni sera, dalle 22.00 i minuti passano in fretta per quanto è piacevole discorrere con lui. Si congeda immancabilmente prima di mezzanotte con un saluto particolare... "dolce notte!" mi dice, e si scollega.
GITA CON SORPRESA

Mi incuriosisce e mi intriga, non so neanche io il perchè. Ieri sera parlavamo dei nostri studi, dell'università non finita, della mia passione per la letteratura dell'ottocento, quando lui mi interrompe e mi dice: "senti...." - "dimmi!" rispondo io.
"Abitiamo così vicini, e mi piace passare il tempo qui con te, ma vorrei incontrarti... posso invitarti per un caffè domani pomeriggio?"
Ho riletto quel messaggio 20 volte, forse addirittura di più. Mille pensieri affollavano la mia mente, ma ero come ipnotizzata e attratta da quella frase così semplice su quello sfondo bianco. Senza rendermene conto stavo già scrivendo: "va bene David, dove devo venire?" . Passavano i secondi, sembrava un'eternità, poi finalmente la risposta: "Vieni a Gallipoli, al porto turistico, ti farò vedere la mia dimora. Ti aspetto per le 17.00, appena arrivi guarda in direzione del molo 2, mi riconoscerai, e io ti vedrò." - "Ok" è stata la mia risposta, poi più nulla, neanche il saluto della buonanotte a cui mi aveva abituata.
Sono quasi convinta di essermi cacciata in un qualche guaio, ma che diamine, non sono certo una ragazzina, e penso di avere un minimo di cervello per capire quando è il momento di svincolarmi da quello che sembra un semplice pomeriggio in compagnia di un amico! Eccomi qui, in verità mi sono preparata accuratamente, stamattina il parrucchiere e l'estetista, poi ho voluto rifare le unghie 3 volte perchè non trovavo il colore giusto per lo smalto. Ancora non sono sicura di aver azzeccato il vestito, leggerissimo in seta stampata, sarà adatto? La stagione volge al bello, ma forse lì vicino al porto ci voleva qualcosa di più sportivo? E' tardi per ripensarci, sono le 17 e 5 minuti e sto scrutando il molo 2, in lontananza vedo avvicinarsi una macchinetta bianca, tutta aperta e scoperta, silenziosissima, sicuramente elettrica. A pochi metri da me il pilota di quella macchina si toglie il cappello di paglia e gli occhiali da sole e pronuncia il mio nome sorridendo... "Giulia!" . Non lo avevo riconosciuto, è David, bellissimo in tenuta candida, camicia e pantaloni, con anche le scarpe in pelle traforata bianca. Affascinante e sicuro di sè, non immaginavo fosse così alto, fortuna che ho voluto indossare le scarpe coi tacchi. Con galanteria mi saluta accennando un baciamano, mi apre la portiera e mi fa accomodare dicendomi "sono pochi metri, la mia residenza è proprio in fondo al molo". Non capisco dove mi sta portando, ma mi piace, e sto apprezzando i sedili in pelle di questo giocattolo di lusso. Parcheggiamo in una zona riservata, delimitata da strisce rosse disegnate sul selciato. Mi fa scendere e girare attorno ad un muraglione in cemento, credevo che ci fosse solo mare al di là, da quel lato del molo. Meraviglia! Davanti a noi un bellissimo yacht, almeno 20 metri, linee filanti e avveniristiche fanno un piacevole contrasto con le rifiniture in legno lucidissimo. "Questa è la mia casa galleggiante, il caffè sarà pronto in pochi minuti" mi dice con il suo tono pacato. Si avvicina alla scaletta di accesso e si toglie le scarpe sorridendo "non lo sai? Su queste barche si sta a piedi nudi, e comunque quei tacchi sono proprio inadatti, credimi!" Una vampata rossa sul viso rende visibile il mio imbarazzo, mi sento ridicola in effetti, con queste scarpe qui, mi sembra di aver sbagliato tutto. Mentre salgo la scaletta leggo il nome dell'imbarcazione: "PRINCESS III" seguita da una frase incomprensibile "E TRO FOSSE SARO" chissà cosa significa e in quale lingua straniera. Seguo David fino all'interno, una saletta luminosa con un circolo di divani in velluto chiaro. Un intenso profumo di caffè si avverte già nell'aria e David si dirige verso una grossa caffettiera automatica posizionata sul mobile bar. Prendiamo il caffè sorseggiandolo lungamente, più volte il mio sguardo incrocia gli occhi verdi di David, e la sua bocca ben disegnata ha delle movenze eleganti e sensuali. L'ambiente è lussuoso e pulito e David mi chiede: "Vuoi visitarla?" - "sì, certo!" - rispondo.
Cabina di comando, cucina e dispensa, bagno con idromassaggio, camera per l'equipaggio e camere ospiti. Finalmente la camera da letto principale, sotto la prua, pareti rivestite in legno, moquette scura, luci scenografiche e alcuni piccoli oblò che fanno intravedere l'esterno. Il grande letto occupa quasi tutto lo spazio e sembra veramente comodo, mi sorprendo a pensare al miglior modo di utilizzarlo, maga insieme a... sento David che mi sfiora le spalle, il suo respiro dietro la nuca, mi volto di scatto quasi a mostrarmi spaventata, i suoi occhi profondi mi scavano dentro, poche parole farfugliate, l'abbraccio è forte e deciso e chiudo gli occhi sentendo le sue labbra sulle mie. Lo desideravo proprio questo bacio, intenso, travolgente, lunghissimo. Mi spinge verso una parete, sento distintamente crescere il suo desiderio, preme sul mio ventre, mi eccita da morire, in un rigurgito di vergogna cerco di dire: "Non voglio... non possiamo... e se viene qualcuno?" - "tranquilla Giulia, siamo al sicuro, prendiamoci questo momento tutto per noi" risponde calmo. In effetti non c'è alcuna ragione al mondo per interrompere una cosa così bella, per rovinare un'atmosfera così favorevole, per rinunciare al piacere che già si sta impossessando dei nostri sensi. Istintivamente mi accosto al più vicino oblò per controllare l'esterno, per essere sicura di essere veramente soli, per la nostra sicurezza e riservatezza. Sembra tutto tranquillo, vedo il molo e gli ormeggi, e uno strano specchio riflette il fianco della barca, forse un aiuto alle manovre... rileggo le scritte a fianco del nome. Nello specchio risulta immediatamente un chiaro significato: "ORAS ESSOF ORT E"... ora sesso forte! Chiaro riferimento alla situazione, istigazione a consumare il più antico dei piaceri, logica conclusione di ogni visita in quella camera magica. Emozioni si accavallano nella mia mente. Rabbia? Imbarazzo? Ilarità? Forse dovrei sentirmi contrariata, presa in trappola da un uomo che predispone così la camera per le sue prede, ma sorrido alla trovata sicuramente brillante di quella scritta, e poi la mia eccitazione a mille non prevede altro epilogo, mi volto verso David e lo abbraccio io stavolta, lo bacio mentre gli sbottono la camicia. Apprezzo la sua pelle liscia, il suo profumo discreto, e ora apprezzo i suoi baci sul collo, le sue mani affusolate che stanno percorrendo il mio vestito,il mio corpo, i miei seni. Lo aiuto rapidamente, siamo nudi sul letto ora, il contatto con il suo corpo caldo mi accende di eccitazione e tra le gambe sono bagnata, vogliosa. Ora percorre nuovamente il mio collo con piccoli baci e leggeri tocchi di lingua, si sofferma lungamente sui miei seni, succhia i capezzoli duri, li lecca in cerchio, succhia avido e massaggia la mia 5 misura con le mani a coppa, percorre i fianchi e la vita, la schiena, i glutei.. che brividi!!! Ora lecca l'ombelico, scende giù fino al monte di venere, i miei peli ricciolini non sono un'ostacolo, li lecca e li esplora con impegno, mi allarga dolcemente le gambe e arriva con la lingua caldissima sul clito, il bottone magico che accende la festa, scariche di piacere si susseguono ad ogni efficacissima leccata, sento le sue dita percorrere la fessura, bagnarsi dei miei umori, sprofondare dentro... un orgasmo arriva già, inatteso, violento, sfacciato e le contrazioni della mia figa si confondono con le spinte decise della sua lingua, gridolini sconnessi escono dalla mia bocca incontrollati. Inarco la schiena, libero i miei sensi all'onda prepotente che mi percorre, ogni inibizione è superata, il calore benefico si irradia e il respiro si fa profondo, ampio, liberatorio. Lo guardo e mi guardo, noto solo ora alcuni specchi in posizione strategica in alto, agli angoli della cabina. La scena inquadrata è oscenamente erotica, sorrido mentre David si gira, il suo pene eretto reclama la sua parte, lo prendo e lo stringo, lo attiro a me, lo metto supino e lo accolgo nella mia bocca. Caldo e turgido, lo percorro bagnandolo bene, lo lecco, percorro ogni millimetro, la mia eccitazione accelera, le mani di David mi guidano a mettermi sopra di lui, gli offro nuovamente il pasto goloso, siamo nella posizione del 69, e lui è veramente instancabile. Mi allarga e mi esplora, mentre il pene sussulta sulla mia lingua, io sussulto per le sue attenzioni, lecca e beve ogni goccia di me, ogni mio brivido di piacere. Mi spinge ora delicatamente, scorre sotto di me fino a posizionarsi con la punta del pene al centro della figa, mi tiene con le mani sui fianchi, io mi appoggio alla sue ginocchia. Un colpetto di reni ed è già dentro, mi sembra di averlo fino allo stomaco, insiste con i suoi colpi mentre lampi di energia mi percorrono la schiena, mi accedono il cervello e mi offuscano la vista. Godo come non ricordavo da tantissimo tempo, ogni muscolo vibra di piacere in sincronia con quei movimenti sublimi. Voglio guardarlo in faccia però, e mi giro senza sfilarmi da suo palo, con cautela mi ritrovo appoggiata al suo petto, le sue mani sul seno accrescono ora le mie sensazioni, e un altro orgasmo non si fa attendere, questa volta insieme a lui, tra spasmi dei fianchi e spinte potenti, i nostri respiri si uniscono in un grido forzato, mentre sento il suo sperma bollente invadermi. Mi abbandono su di lui, schiaccio il suo petto con il mio seno, le nostre bocche si uniscono ancora in un bacio dolce e infinito. Rimaniamo così, lui dentro di me e io su di lui, avvinghiati. Minuti? Ore? Non so dirlo, so solo che lo abbiamo fatto e rifatto ancora, fino allo sfinimento, e quando ho lasciato quel posto era già buio, e ho raggiunto la mia macchina barcollando come un'ubriaca, pensando ogni bene delle chat e degli amici, dei pomeriggi passati a prendere il caffè con persone nuove, simpatiche e affascinati. Nei giorni seguenti ho cercato spesso David, in chat gli ho scritto innumerevoli messaggi, mai più l'ho ritrovato. Nel porto di Gallipoli in suo yacht non c'è più, e chissà se tornerà mai da queste parti, o rimarrà forse solo il mio ricordo più bello, o il mio sogno più realistico.