ELVIRA

ELVIRA
L'attrazione era stata fortissima fin da subito, forse per i suoi capelli rossi, forse per quegli occhi scuri e vivacissimi, forse per quella sua espressione allegra e maliziosa insieme. Posso dirlo con certezza adesso: volevo farla mia già la prima volta che ci siamo conosciuti, in quel bar anonimo e caotico, in quel pomeriggio afoso che ci faceva desiderare un angolo di frescura che non avremmo poi trovato, seduti l'uno di fronte all'altra a pochi metri di distanza a sorseggiare una bibita.
Io avevo preso un caffè, lei sembrava gustare un aperitivo, forse un Campari. Mi avvicinai sorridendo e cercando di non essere troppo goffo le chiesi:
"Posso sedermi qui?"
"Solo se me ne offri un altro" - mi rispose quasi distrattamente indicando il suo bicchiere vuoto.
Cercai con lo sguardo il cameriere, ma capii subito che non sarebbe arrivato nessuno. Mi diressi quindi al banco, tornando poco dopo con due bicchieri in mano, colmi di ghiaccio e di un liquido rosso reso invitante da una fettina di arancia e un paio di cannucce colorate.
"Mi hai fatto venire voglia di assaggiare quello che hai preso tu, sembravi apprezzarlo prima, è un pò che ti stò osservando"
"A sì? Veramente? E cosa pensavi osservandomi?
La sua risposta maliziosa mi aveva colpito, ma risposi con una certa sicurezza:
"Pensavo che il colore del Campari si addice alla tonalità dei tuoi capelli"!
"Ahahah... simpatico... in effetti i miei capelli sono il frutto di un errore del parrucchiere! Di solito utilizzo tonalità un pochino meno accese"
"Non ci siamo neanche presentati... mi chiamo Andrea! Sono qui in trasferta da un paio di giorni, lavoro nella Banca qui a fianco, ci dovrò passare le prossime due settimane..."
"Piacere Andrea! Io mi chiamo Elvira e in quella banca ci lavoro anch'io... non ci siamo mai incontrati perchè facciamo orari diversi, in effetti faccio le pulizie la mattina presto, quando gli impiegati devono ancora arrivare"
"Ma guarda la combinazione! Quindi sei tu la responsabile di quel profumo di rose ogni mattina, ahahah"
Così tra una chiacchiera e l'altra passò più di un'ora, lei non sembrava avere alcun impegno, parlava e parlava a ruota libera di ogni cosa le passasse per la testa, dalla politica al traffico, dai suoi gusti nel bere e nel mangiare alle vacanze che avrebbe trascorso lavorando.
Mi accennò con ironica rassegnazione alcune sue esperienze di vita, di come fosse maltrattata dal marito e di come avesse un lavoro precario e malpagato, come accade sempre più spesso in questa nostra Italia in declino.
Mi stava spiegando il meccanismo degli appalti per i servizi di pulizia, quando la vidi trasalire leggendo un messaggio sul cellulare: cambiò espressione e mi salutò in tutta fretta scusandosi e sparendo subito dietro l'angolo della strada vicina. Ero confuso e dispiacuto, avrei voluto chiederle di restare, o almeno di scambiarci i numeri di cellulare, mi resi conto che era stato veramente piacevole passare il tempo in sua compagnia, ed io mi ritrovavo qui, in questa cittadina di provincia, consapevole che avrei passato da solo un'altra serata noiosa e interminabile.
Mi capitano di frequente queste trasferte fuori sede, anzi sono io a propormi presso il mio capo, da quando ho divorziato da mia moglie preferisco cambiare aria spesso e tenermi impegnato nel lavoro. Ho visitato moltissime filiali della mia banca con il mio incarico di ispettore, e non disdegno di fare nuove conoscenze femminili quando ne ho l'occasione. Di solito sono colleghe impiegate, single, oppure sposate, che sembrano non resistere al fascino del trasfertista figo che ha il potere di far tremare ogni direttore. Qui però avevo incontrato solo impiegati uomini, tutti anzianotti e irreprensibili, mi stavo già rassegnando ad andare il bianco per tutto il tempo quando ho conosciuto Elvira, in fondo posso considerarla una collega, giusto?
Il giorno dopo mi piazzai nello stesso bar allo stesso tavolino a sorseggiare il mio caffè, pensavo di incontrare Elvira da un momento all'altro, ma di lei nessuna traccia.
Feci così anche il giorno dopo e quello dopo ancora, ma niente, sembrava svanita nel nulla. Pensandoci bene però il profumo di rose era ben presente ogni mattina in banca, quindi lei c'era, solo non si faceva vedere nel pomeriggio! La mattina dopo volli consultare tutte le spese correnti della filiale: utenze telefoniche ed energia elettrica, manutenzione climatizzatori e reti di computer, impianto antifurto e spese di cancelleria, fino all'appalto per le pulizie giornaliere. Fu così che scoprii gli orari di Elvira, passava tutti i giorni tra le sei e le otto del mattino, mentre ritornava nel pomeriggio solo il mercoledì, in compagnia del direttore, per spolverare nel caveau delle cassette di sicurezza. Ecco dunque, mi sarebbe bastato aspettare la settimana prossima, mercoledì l'avrei rivista.
E mercoledì arrivò, passai la giornata a verificare ogni movimento di cassa, anche il più insignificante, alla ricerca di non so cosa, più che altro per tenermi impegnato, in realtà pensavo ad Elvira, ero sicuro che l'avrei incontrata al bar dopo il lavoro.
Mi posizionai con un caffè al solito tavolino, il caldo e la confusione erano gli stessi della settimana prima, mancava solo lei.
Aspettavo con impazienza e consultavo continuamente il cellulare, per controllare l'orario o per leggere qualsiasi cosa pur di far passare il tempo, ma nulla, lei non arrivava ed io cominciavo a pensare di essere uno stupido, forse semplicemente non l'avrei mai più rivista.
Invece la vidi arrivare proprio mentre ero preso dai miei pensieri e dal mio nervosismo, calma e rilassata, mi salutò con un sorriso smagliante e con espressione maliziosa mi disse subito:
"Buonasera Andrea! Sei stato qui ad aspettarmi per tutta la settimana?"
Colpito! Devo ammettere che l'avevo pensata parecchio, e per togliermi dall'imbarazzo le risposi:
"Sì certo! E adesso che sei arrivata non ti lascerò più scappare come l'altra volta, eh! Ti ho ordinato un campari, ho fatto bene?"
"Ok, vada per il campari, ma non era mia intenzione scappare l'altro giorno, solo che mi cercava mia figlia e non volevo che mi aspettasse troppo per la cena!"
"Tranquilla Elvira, se hai impegni familiari ti capisco, anzi dimmelo se anche oggi ti aspetta qualcuno..."
"Oggi no, sono libera come una farfalla, e spensierata come una bambina, possiamo tirare tardi insieme se ti va"
Caspita, altro che bambina spensierata, Elvira era veramente disponibile e non perdeva occasioni per farmelo capire!
"In effetti anch' io sono libero e spensierato, possiamo cenare insieme e passare poi da me a bere qualcosa, il mio residence non è molto lontano... che ne dici?"
"Andiamoci subito al tuo residence, questo bar è veramente un casino, non trovi?"
Insomma in pochi minuti eravamo già sulla strada verso casa mia, Elvira mi piaceva molto, ma mi era sembrato tutto fin troppo facile. Di solito siamo noi uomini "cacciatori" a dover essere galanti, simpatici e con la battuta pronta, dobbiamo intavolare discorsi e creare situazioni, occasioni, per essere interessanti e desiderabili agli occhi delle donne che ci interessano.
Con Elvira era stato decisamente un incontro anomalo, lei era già disponibile ed è stata lei a parlare, rendersi interessante ed infine a propormi un incontro ancora più "ravvicinato".
Stavamo andando nella mia camera ed ero quasi certo che sarebbe successo presto qualcosa di piacevole.
Non ci stavo però a lasciare la situazione completamente in mano sua. Appena arrivati accesi l'aria condizionata per rinfrescare l'aria, poi le mostrai il panorama che potevo godere dalle mie finestre, le dissi di osservare bene l'orizzonte alla ricerca di un certo monumento in lontananza, ero dietro di lei quando poi l'avvertii:
"La cosa più bella di questa finestra però è dietro di te!" - facendola voltare a guardarmi.
Non fece in tempo a capire cosa intendevo mostrarle, la mia bocca si stava già impossessando delle sue labbra in un bacio potente, furioso e appassionato, la mia eccitazione si stava manifestando in tutta la sua urgenza e le mie braccia la stringevano già sul mio petto. Rispose al mio bacio, schiuse la bocca per permettere l'incontro delle lingue in un intreccio sensuale, notai subito che prese un forte respiro dal naso mentre ci baciavamo, quasi a voler cogliere il mio profumo, oppure a prendere fiato in vista di una prolungata apnea. Mi sembrò una reazione assolutamente erotica, eccitante all'inverosimile, il mio cazzo già impazziva nei pantaloni e spingeva a cercare il contatto con il suo ventre.
Non c'era niente di dolce o romantico in quel contatto, niente di amichevole o delicato, non c'è mai nulla di delicato nell'incontro di un fiotto di benzina su un falò che stà ardendo, solo una fiammata istantanea e devastante, accecante di luce e di calore. A questo paragono le mie mani sui suoi seni sodi, o le sue dita che svelte correvano sulla mia patta a liberarmi il membro dalla stoffa dei boxer.
Lo prese in mano e lo strinse, ne apprezzò la consistenza e le dimensioni, poi si inginocchiò davanti a me, prendendolo subito in bocca come il più gustoso dei gelati, leccandolo e insalivandolo, facendolo scivolare dentro la bocca con lentezza per poi continuare in velocità, mi girava la testa per la sorpresa e le scosse di piacere che mi provocava. Ero decisamente in suo potere, mi stava svuotando l'anima con quel pompino, mi risucchiava la volontà e mi teneva in pugno, mi faceva godere da matti leccando il filetto e la base del glande, poi percorreva la lunghezza e si soffermava a succhiarmi delicatamente lo scroto, poi tornava su verso la punta e ci girava intorno, poi lo faceva scomparire in gola quasi per intero. Ripeteva e alternava le sue arti aiutandosi anche con rapidi movimenti delle mani sull'asta, ero già vicino ad esplodere quando la fermai e la spinsi con decisione verso il letto.
In pochi attimi ci ritrovammo nudi e distesi, con le labbra unite e le mie mani saldamente ancorate al suo culetto tondo. Cominciai a baciarle il collo, i seni, le mordevo i capezzoli e lei mi istigava e strigerli più forte tra i denti. Non mi feci pregare, adoravo perdermi su quel morbido petto e torturarla, vedendola contorcere di piacere e dolore. Continuai con una scia di baci umidi verso il monte di venere perfettamente depilato, giunsi infine alla sua fessura che non vedevo l'ora di esplorare. E la eplorai come piace a me, con la punta della lingua in tutte le direzioni, in ogni piega delle labbra, in ogni spazio, in ogni morbido anfratto. Era bagnata, ma con la mia saliva diventò un lago di miele, una fonte di liquore inebriante alla quale volevo dissetarmi ed ubriacarmi. Elvira apprezzava e mugolava di piacere, allargava le gambe e si spingeva verso la mia bocca per meglio godere delle mie leccate, inarcava la schiena e tremava, un orgasmo la colse mentre con due dita le accarezzavo il clitoride gonfio, accolsi le sue contrazione direttamente a contatto con le mie labbra e godevo anch'io di un orgasmo tutto mentale.
Mi tirai sù, le feci fare una lieve rotazione del bacino e le sollevai una gamba mettendomi a cavalcioni dell'altra. La penetrai così, in un solo colpo, rimase per un attimo senza respiro e con la bocca aperta. La sentivo stretta e calda intorno al mio cazzo, spingendolo dentro gemeva di piacere, se lo tiravo fuori sembrava volerlo trattenere, ma io acceleravo, aiutandomi con le mani sui suoi fianchi continuavo a pomparla e sfondarla, con ritmo incalzante e forza crescente. Non riesco a descrivere le senzazioni meravigliose provate in quel momento, l'orgasmo che si avvicina è una droga potentissima che mi sconvolge ogni volta, nel corpo e nell'anima. Il corpo reagisce incalzando le spinte, tendendo ogni muscolo e facendo rombare il cuore nel petto. L'anima si scioglie in mille colate di lava bollente, in mille pensieri confusi tesi solo a realizzare e a godere del piacere più estremo... Ora sei tu in mio potere Elvira, sono io che posso bruciarti e plasmarti a mio piacimento, sono io che comando il tuo corpo e la tua mente, ed io pretendo il tuo orgasmo, ORA!
La stanza si riempì delle sue urla e il letto sembrava partecipare alla festa con sonori cigolii, le mie ultime spinte spingevano il mio piacere in fondo, dove gli schizzi del mio seme sembravano perdersi.
I nostri corpi intrecciati sembravano fusi in un'unica forma, fonte di inesauribile energia, l'energia che fa muovere il mondo e che ci faceva tremare di piacere.
Mi gettai al suo fianco, ansimante e felice, con un sorriso ebete stampato sul viso. Lei, più ansimante di me, sembrava il mio specchio, stessa espressione sognante, solo un pochino più spettinata.
"Sei fantastica..." - le dissi
"No, sei fantastico tu!" - la sua risposta.